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nov 21

Una “mappa” dei servizi per l’infanzia per fare luce sull’offerta – variegata e frammentata – dei territori

Il principale problema dei servizi all’infanzia in Italia è che operano in ordine sparso: sociale, sanitario, educativo restano spesso ambiti separati, che non dialogano tra loro. Manca, in sostanza, una visione organica e unitaria dell’offerta sui territori. Questo rende difficile verificarne le potenzialità e le criticità e ostacola una corretta gestione delle risorse. Non solo: rende difficile l’accesso ai servizi da parte dei genitori, letteralmente disorientati di fronte a un’offerta frammentata.


Per questo nell’ambito del progetto TFIEY Italia è stata messa a punto una vera e propria “mappa” dei servizi, che si propone di aiutare tutti – istituzioni e genitori – a orientarsi nelle risposte rivolte ai bambini di età 0-6. Si tratta, in sostanza, di un sorta di GPS umano per orientarsi nei servizi e nell’offerta tradizionale e di nuove risposte per la prima infanzia. È una mappa che si presta cioè a essere ‘riempita’ e declinata nei territori, permettendo di fare sintesi dell’offerta disponibile e di valutare il livello di presenza/assenza di opportunità per i bambini e i loro genitori. Sarà presentata nell’ambito del secondo convegno annuale del progetto Tfiey “Orientarsi nei servizi per l’infanzia, valutarli e innovarli, con i genitori”, che si svolgerà il 3 dicembre a Napoli.
“A livello internazionale – spiega Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan di Padova – è consolidata l’idea che il superamento delle disuguaglianze, soltanto basato su una più efficace tutela dei diritti all’infanzia, richiede anche la costruzione delle condizioni perché questo diventi possibile e richiede il superamento delle logiche settoriali. Per loro natura impediscono la promozione di strategie integrate e globali, capaci di mettere radici nei diversi contesti di vita dei bambini: la loro casa, la scuola, l’ambiente socio relazionale, i servizi sociosanitari, le risposte dei servizi sociali consolidate e innovative”. È quindi necessario saper ottimizzare quanto di positivo c’è nei territori e negli spazi relazionali: “I vantaggi più significativi si potranno vedere proprio per i bambini che vivono in situazioni di particolare disagio, perché poveri, emarginati, con salute precaria, privi dei mezzi per poter crescere. Non sono pochi, dato che, nel 2013 il 27,9% dei bambini italiani fino a 6 anni (oltre uno su quattro) era a rischio di povertà o esclusione sociale”.