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nov 21

Tra i minori, troppi poveri in Italia e non risultano

Il 20 novembre 2014, oltre alla celebrazione della Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza, ricorre il 25esimo anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, il trattato sui diritti umani piu’ ratificato nella storia. Le Nazioni Unite hanno affidato all’UNICEF il compito di garantirne e promuoverne l’effettiva applicazione nei 194 Stati che l’hanno ratificata.

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MOZIONE AL FEMMINILE IN DIFESA DEI MINORI – Un folto gruppo di donne parlamentari Pd, con in testa Sandra Zampa del Pd, ha presentato ieri alla Camera una mozione precisamente dedicata alla difesa dei diritti dell’infanzia e dello sviluppo dei minori. Una mozione, è il caso di dirlo, quasi tutta al femminile: oltre alla Zampa, l’hanno firmata Vanna Iori, Donata Lenzi, Maria Antezza, Maria Gullo, Vittoria D’Incecco, Michela Marzano, Chiara Scuvera, Anna Maria Carloni, Daniela Sbrollini, Teresa Piccione; unico uomo, Giorgio Zanin (leggi l’intervista a Sandra Zampa). E la questione affrontata pare davvero rilevante, specialmente in un Paese in cui, «nonostante vi sia un generale consenso sull’importanza dei loro diritti, ancora oggi molti bambini e adolescenti, anche nel nostro Paese, sono vittime di discriminazione, esclusione sociale, privazioni materiali e di opportunità». In particolare, «la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ha da poco concluso un’indagine conoscitiva – avviata nel 2013 – sulla povertà e il disagio minorile in Italia. L’indagine ha evidenziato che – accanto ad indicatori diretti per rilevare il tasso di povertà minorile nei Paesi ricchi, quali il reddito familiare – sarebbe necessario utilizzare altri indici relativi alla privazione materiale dei bambini, come la possibilità di fare almeno un pasto proteico al giorno, la mancanza di indumenti nuovi o libri da leggere, la possibilità di fare sport o altre attività ricreative»: insomma, gli indici che attualmente rilevano il benessere o il malessere dei minori sarebbero incompleti e poco esplicativi.

IN ITALIA E IN EUROPA, LA RECESSIONE HA COLPITO ANCHE I BAMBINI – La mozione, inoltre, fa specifico riferimento «all’attuale riduzione dei fondi per le politiche dell’infanzia», tagli «che determineranno ripercussioni in futuro in termini di salute, devianza e offerta di studio, con costi a carico dell’intera società. Ne deriva la necessità di prevedere proposte concrete in grado di sopperire a tali decurtazioni attraverso un migliore utilizzo delle risorse già dedicate all’infanzia». Gli interroganti, in particolare, fanno riferimento al Rapporto Unicef Innocenti report Card 12, dal significativo titolo Children of the recession: the impact of the economic crisis on child well-being in rich countries, che riguarda la condizione dei bambini nei Paesi ricchi dell’Unione europea. «Il rapporto rileva che milioni di bambini sono stati direttamente colpiti dalla recessione (in misura maggiore rispetto ad altri gruppi vulnerabili, come ad esempio gli anziani) e molti ne subiranno conseguenze per il resto della vita». Non solo: la crisi avrebbe fatto perdere «anni di potenziali progressi con conseguente aumento dell’alienazione sociale e della riduzione della crescita della popolazione. Tali conseguenze sono già evidenti in Europa dove la piaga dei bambini colpiti riflette l’aumento della diseguaglianza all’interno degli stati e fra uno stato e l’altro». Tale situazione, secondo la mozione, minaccerebbe gli obiettivi di convergenza dell’Ue, come la strategia che prevede, entro il 2020, di «far uscire almeno 20 milioni di persone dalla povertà e dall’esclusione sociale e di aumentare l’occupazione fino al 75 per cento».

27 MILIONI DI BAMBINI IN EUROPA A RISCHIO POVERTÀ – Per gli interroganti, dunque, «i soli indicatori economici non bastano a rilevare la complessità della realtà sociale e la reale portata dell’impatto sulle persone, in particolare sui minori»: la sola «monetizzazione dei bisogni» non è sufficiente per garantire benessere ai bambini, ma si rende necessaria la «costruzione di una rete di servizi».La gravità della situazione è ben rappresentata dai dati diramati da un recente rapporto di Save The Children (ottobre 2014): «quasi 27 milioni di bambini sono a rischio di povertà o esclusione sociale (Stati membri dell’Unione europee Islanda, Norvegia e Svizzera); nei 28 Stati membri dell’Unione europea, il 28 per cento della popolazione totale di meno di 18 anni risulta a rischio di povertà o di esclusione sociale (la quota del rischio di povertà e di esclusione sociale è più alta tra i bambini rispetto agli adulti nella maggior parte dei paesi Europei), 20,8 per cento dei bambini vive in famiglie con un reddito inferiore al 60 per cento, della media nazionale, il 9 per cento in famiglie con bassissima intensità di lavoro, e l’11,8 per cento, in famiglie indigenti; i membri del G8, tra cui l’Italia e la Francia, che hanno un PIL pro capite compreso tra euro 24.000 e euro 29.000, registrano da un quinto a un terzo dei loro bambini a rischio di povertà o esclusione sociale». Molti Paesi europei, infatti, «nel 2008 hanno iniziato a ridurre le spese tagliando i trasferimenti sociali, compresi i regimi di sostegno al reddito per i minori e dei servizi essenziali di sanità e di assistenza all’infanzia. Questa situazione è aggravata anche dalla crescente disoccupazione, soprattutto di lunga durata, con un calo del reddito disponibile». Un aspetto rilevante di tale «povertà minorile”, sottolinea la mozione, consiste nel fatto che «i bambini e gli adolescenti coinvolti non sono in grado di acquisire competenze e capacità atte a far sviluppare appieno le loro potenzialità e talenti», e questo implica, per il Paese, «un reale rischio di impoverimento generale»: soprattutto, quando tale situazione va a inficiare «l’accesso» e «la qualità dei servizi di istruzione, unitamente ai risultati di apprendimento». Inutile sottolineare, poi, il fatto che la scarsa istruzione e l’abbandono precoce della scuola influenzano negativamente le future opportunità lavorative.

PER AIUTARE I BAMBINI SERVONO NUOVI INDICATORI – Per questi motivi, si legge nella mozione, «risulta quanto mai opportuno adottare indicatori solitamente trascurati ma altrettanto importanti dal punto di vista dello sviluppo del bambino, come ad esempio il tempo libero, le attività culturali, l’impegno civile, la qualità di relazioni familiari e sociali, lo status socioeconomico, l’ambiente familiare, la disabilità, e la collocazione geografica. Inoltre, vanno individuati nuovi indicatori progettati e selezionati attraverso la partecipazione attiva dei bambini e dei giovani, che devono essere consultati al momento di pianificare, sviluppare e attuare politiche e durante i processi di monitoraggio e valutazione delle politiche».

NODO ISTRUZIONE – Nodo fondamentale, quello dell’istruzione. L’indice di povertà educativa elaborato da Save the Children, nel primo anno, «ha valutato in particolare la mancanza di accessibilità e servizi educativi di qualità, a scuola e nell’ambiente di apprendimento per bambini dai 3 anni ai 17 anni, nelle regioni italiane. I 14 indicatori che fanno parte dell’Indice, sono stati selezionati in base ai dati messi a disposizione dal Ministero italiano della pubblica istruzione, dall’Istituto nazionale di statistica, e grazie anche alle consultazioni pubbliche con bambini e ragazzi provenienti da tutto il Paese».

L’ITALIA INCENTIVI UN APPROCCIO COMUNITARIO AL PROBLEMA – Pertanto, le parlamentari impegnano il Governo, tra le altre cose, ad «assumere iniziative atte ad incentivare il raggiungimento degli obiettivi previsti da Europa 2020 in tema di povertà infantile e di esclusione sociale in Europa, anche attraverso l’utilizzo di indicatori innovativi in grado di misurare il reale discostamento dai parametri prefissati nel medio periodo e capaci di valutare la percezione dell’infanzia rispetto al tema della povertà e dell’esclusione; a predisporre una cabina di regia[…] per coordinare specifiche politiche per l’infanzia anche al fine di evitare una frammentazione delle responsabilità e data la molteplicità di aspetti che il mondo dell’infanzia comporta. Ciò anche in ragione del fatto che il rispetto e l’applicazione dei principi fissati dalla convenzione ONU fanno capo al Governo centrale; […] a predisporre misure volte a colmare le differenze tra Nord e Sud d’Italia nella copertura dei servizi di assistenza omogenea rispetto alle regioni del centro nord, superando le sperequazioni ed assicurando in tal modo un sistema educativo ed un welfare adeguato, moderno ed inclusivo; a prevedere ulteriori interventi, anche di tipo fiscale, per il sostegno alle famiglie in condizione di povertà estrema; ad individuare e ad assumere iniziative per allocare risorse per finanziare progetti di sostegno ed incentivazione allo studio da rivolgere ai ragazzi che si trovano in situazioni familiari a rischio di esclusione sociale». E il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione può essere, per il nostro Paese, l’occasione per «promuovere ed incentivare […] un approccio comunitario alla lotta alla povertà infantile e all’esclusione sociale incentrato sui diritti dei minori in conformità con gli impegni sanciti dalla Convenzione sull’Infanzia, nonché a promuovere valutazioni omogenee nell’ambito dei Paesi dell’Unione europea sull’impatto della recessione sui minori».