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lug 08

Per costruire nuovi modi di essere società, bisognerebbe essere come i bambini (da Vita.it)

Fonte: Rubrica Welfarismi di Tiziano Vecchiato, Vita giugno 2015

 

Coesistenze
Multilinguismo, identità, multuculturalità sono sfide per un mondo che cambia. Con l’idea di identità si è portati a pensare a copie di un originale, che si riproduce in ogni residente, mentre il multilinguismo ci chiama verso una multiculturalità, cioè ben oltre chi custodisce se stesso come un archivio, con tanto passato e poco futuro. Risalendo nel tempo si perdono le tracce di chi oggi si crede depositario di identità, lingua e cultura. Rivendica il suo posto in una terra che domani non sarà più sua. Sopravvive tenacemente dopo che nel Novecento i sudditi sono diventati cittadini e hanno creato nuove coesistenze, dentro nuovi spazi sociali. Come spiegarlo ai bambini? Non si contendono la terra, ma cose semplici e umane con cui giocare. Come spiegargli che l’identità non è marcatura biologica, etnica, culturale, per separare i residenti dai non residenti? La lingua non è per chi la sa, ma per apprendere e comunicare. È difficile spiegare che la cultura non è quello che si sa, ma quello che si è. I bambini non si fermano al colore di chi ha nome, capacità, sentimenti e molto altro da condividere, nel gioco della fraternità umana, crescendo insieme. Diventa più facile per loro imparare a esprimersi con lingue parlate, dei segni, dei suoni, dei colori. L’arte li sa gestire meglio di qualunque altra espressione umana e, anche per questo, la distanza tra arte e cultura non c’è, se diventa messaggio di umanità. È anche potenziale occupazionale a disposizione di tante donne, visto che con un 1,5 miliardi dei 6,5 oggi destinati ad assegni familiari si creerebbero 40mila posti di lavoro, a vantaggio di 200mila bambini 0-3 oggi esclusi da queste opportunità (www. welfaregenerativo.it).
Spazi di nuova umanità
Il passaggio da multilinguismo a multiculturalità è ardito, visto che parlare tante lingue non significa ancora pensare in tanti modi. Le culture sono quello che la parola esprime: “culture”, ambienti creativi. Esprimono il senso della vita, quello in cui si crede e le speranze che prefigurano futuri di socialità. I bambini “mentre crescono sono”, diventano grandi e non lo sono ancora. La tensione tra presente e futuro può così coesistere, tenersi per mano, se non prevalgono le attese degli adulti e la loro pressione identitaria. Sono trappole, soprattutto oggi, dopo che “vivere tra diversi” è diventato norma e non più eccezione. È uno sforzo necessario per fare spazio a una umanità nuova, che ha bisogno di vivere fino in fondo l’equilibrio tra “well-being” e “well-becaming”. Negli ultimi anni la ricerca non è stata inerte. Ha affrontato i conflitti che si concentrano intorno alle differenze umane. I servizi 0-6 prefigurano già il loro futuro, senza bisogno di spiegarlo. Lo dicono i volti, le lingue e le culture che coesistono in spazi accoglienti di nuova umanità, nei suoi primi anni di vita. Ci aiuta a scoprire