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lug 09

MULTILINGUISMO E IDENTITA’ NELLA PRIMA INFANZIA: COMPAGNIA DI SAN PAOLO, FONDAZIONE CARIPLO E FONDAZIONE ZANCAN A WASHINGTON

Si è aperto ieri a Washington il sesto meeting del Transatlantic Forum on Inclusive Early Years. Ricercatori, politici, operatori e dirigenti di servizi sociali sanitari educativi, pubblici e privati, si confrontano sul tema del multilinguismo e delle identità nella prima infanzia. Il meeting si svolge presso il Migration Policy Institute di Washington ed è organizzato dalla Fondazione Re Baldovino che coordina l’intero progetto internazionale, in collaborazione con altre fondazioni europee e nord americane.

Il meeting internazionale è un’occasione importante per fare il punto sugli approcci e gli stili di intervento messi in atto in diversi paesi, con l’obiettivo di sviluppare modelli e politiche innovative in grado di prevenire le disuguaglianze per bambini che vivono e sperimentano diverse identità culturali.

L’obiettivo del meeting è di analizzare e discutere i punti di forza e di debolezza degli approcci esistenti, a partire da esperienze realizzate nei diversi contesti culturali. Una parte del meeting è inoltre dedicata ad approfondire le modalità di implementazione dei diversi modelli nei contesti politici europei e nordamericani. La fase conclusiva del programma prevede interviste di Margie McHugh, del Migration Policy Institute, a politici e amministratori dell’Unione Europea e  del governo americano per provare a descrivere il futuro dei servizi per la prima infanzia. Tra gli intervistati, Kristina Cunningham della Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea e Roberto Rodriguez, assistente del Presidente per le politiche educative della Casa Bianca.

I partecipanti italiani, coordinati dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Cariplo che fanno parte del Forum Internazionale, portano al meeting le questioni e le raccomandazioni emerse al seminario nazionale sul tema “Multilinguismo e sviluppo delle identità culturali nella prima infanzia”, realizzato a Reggio Emilia il 25-26 maggio in preparazione del Forum.

«Nel seminario italiano abbiamo cercato di definire il problema e di portarlo a dimensioni attuali, anche con autocritiche per evitare i rischi del sapere che si riproduce sempre uguale a sé stesso – commenta Marzia Sica della Compagnia di San Paolo -. Abbiamo inoltre cercato di capire se e come le istituzioni, in particolare quelle regionali, si siano poste queste domande, quali risposte si siano date e come le mettano a disposizione della prima infanzia». A partire da questa discussione, l’Italia porta a Washington un elenco di raccomandazioni elaborate dai partecipanti al seminario di Reggio Emilia. «Abbiamo chiesto a ricercatori, politici, docenti universitari, referenti del terzo settore, operatori e dirigenti dell’area educativa, sociale e sanitaria di elaborare una serie di raccomandazioni da portare al livello politico e decisionale, al livello professionale e al livello della ricerca –aggiunge Cinzia Canali, ricercatrice della Fondazione Zancan -. Queste raccomandazioni, insieme ai materiali elaborati nel corso del seminario, sono il contributo alla discussione nazionale e internazionale sul tema del multilinguismo e delle identità culturali».

«Lo scambio tra politici, accademici, dirigenti di servizi e operatori anche sul tema del multilinguismo e delle multi identità è un metodo importante ed efficace per consentire a tutti di acquisire nuovi strumenti e contaminare la propria esperienza con il vissuto di omologhi in altri Paesi, questa è una delle ricchezze del Transatlantic», sostiene Daniela Del Boca, dell’Università di Torino e direttrice dell’Unità CHILD del Collegio Carlo Alberto di Torino, ente strumentale della Compagnia di San Paolo. Su questi temi Susanna Mantovani, docente all’Università di Milano ed esperta presente al forum di Washington, sottolinea che «il primo passo da compiere nel discorso pubblico e pedagogico, è aiutare gli insegnanti a smettere di pensare ai bambini che hanno un’altra lingua materna come “bambini che non sanno l’italiano” in una prospettiva deficitaria che si sta cercando di superare in molti campi della ricerca sullo sviluppo e l’educazione – e allo stesso modo non pensare ai bambini italiani come bambini che sanno solo l’italiano, – bensì a tutti i bambini come persone che hanno oggi la straordinaria possibilità di essere multilingui e dunque di avere accesso a una più ampia esperienza emotiva, conoscitiva, estetica, etica, culturale e strumentale».