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nov 27

Aiuto alle famiglie dei bambini malati: un premio per chi innova (Redattore sociale)

Estetica sociale, sostegno a famiglie in crisi, aiuto ai bambini con malattie ematologiche: sono le tre esperienze selezionate nell’ambito del progetto Tfiey. Saranno presentate nel corso del secondo convegno nazionale il 3 dicembre a Napoli

redattore sociale

NAPOLI – Un gruppo multidisciplinare per la presa in carico di bambini con malattie ematologiche, un salone sociale di estetica che ridà dignità e fiducia alle donne in difficoltà, un progetto di un sostegno concreto ai genitori nella cura dei figli: sono queste le tre esperienze selezionate, a livello nazionale, dai promotori del progetto TFIEY Italia, che ha l’obiettivo di individuare politiche innovative a sostegno dei bambini e delle loro famiglie. Queste esperienze saranno segnalate e condivise nell’ambito del secondo convegno nazionale del progetto TFIEY “Orientarsi nei servizi per l’infanzia, innovarli, valutarli. Con i genitori”, che si svolgerà mercoledì 3 dicembre a Napoli (Basilica di San Gennaro extra moenia, ore 9.30-17). Il progetto è coordinato dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con Fondazione Emanuela Zancan, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione CON IL SUD.

Il Gruppo drepanocitosi è un’équipe multidisciplinare di neurosonologi, neuroradiologi, cardiologi, psicologi e figure professionali con competenze sociali. È attivo nella Clinica di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, per curare i bambini con drepanocitosi (o anemia falciforme o sickle cell disease). È la più comune malattia genetica a livello mondiale: provoca crisi dolorose di vaso-occlusione in tutti gli organi e può causare ictus, infarti polmonari e dolore insopportabile alle articolazioni. Richiede diagnosi precoce, misure profilattiche, educazione sanitaria specifica. A Padova sono in cura un centinaio di bambini, tutti da famiglie immigrate dall’Africa, con la vulnerabilità sociale, gli ostacoli all’accesso al sistema sanitario e alla fruizione dei servizi che contraddistingue questa fascia di popolazione. Il servizio, con il sostegno della Fondazione Città della Speranza, prevede accompagnamento e formazione dei genitori e un protocollo terapeutico individualizzato e flessibile. Dal 2013 è attivo anche un doposcuola gratuito, poiché deficit neurocognitivi e disturbi dell’apprendimento sono particolarmente diffusi tra i bambini con drepanocitosi.

A Napoli è invece attivo da circa un anno il Salone sociale di estetica dell’associazione Pianoterra Onlus, rivolto a donne in grave disagio sociale. Attraverso la cura di sé, del proprio corpo, il progetto punta ad aiutare queste donne – ragazze-madri, donne sole, disoccupate, straniere –  a ritrovare la stima in sé e la fiducia nelle proprie. I benefici non sono solo per le donne ma anche, o soprattutto, per i loro figli: la cura verso di sé, infatti, spinge ad avere cura anche dell’altro. Il servizio è attivo due martedì al mese, su appuntamento.  Inizialmente rivolto alle sole utenti dell’associazione, da febbraio il Salone è aperto anche a donne provenienti da altri enti e associazioni ma, comunque, sempre inserite in percorsi di sostegno e accompagnamento. Le donne contribuiscono con una quota di 3 euro per ciascun trattamento e possono dedicare del tempo alla loro bellezza. Il pagamento, per quanto minimo, serve a rinforzare il senso di dignità e valore.

A Riva del Garda il progetto della Fondazione Famiglia Materna, attraverso il Centro Freeway Alto Garda (servizio socio-educativo 0-6 anni), offre sostegno concreto alle famiglie nello svolgimento del ruolo educativo, nella scelta di strategie di conciliazione tra famiglia e lavoro e nella riduzione delle condizioni di precarietà e insicurezza economica e lavorativa. Diversi i servizi attivati:  consulenza psicopedagogica e sostegno genitoriale;  interventi formativi e laboratori ludico-espressivi genitore-bambino; servizio nido da maggio a ottobre per i figli di lavoratrici stagionali, aperto 12 ore al giorno, sabato e giorni festivi compresi; inserimenti lavorativi di madri disoccupate. Il progetto ha coinvolto circa 190 famiglie in condizioni di “normalità” e ha sperimentato nuovi interventi di sostegno per le  famiglie che presentavano qualche fattore di rischio.

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